CARICAMENTO

Scrivi per cercare

Acqua Sangemini, operai preoccupati. Grimani: “Chiederò incontro”

Economia ed Imprese Terni Extra EVIDENZA2

Acqua Sangemini, operai preoccupati. Grimani: “Chiederò incontro”

Redazione economia
Condividi

SAN GEMINI – Di nuovo sul tavolo la vicenda dell’Acqua Sangemini, che dal 2014 è parte del Gruppo Norda-Gaudianello, denominato Acque Minerali d’Italia, di proprietà della famiglia Pessina. In una nota, i lavoratori dello stabilimento, afferenti alla Flai Cgil, ‘chiamano’ le istituzioni per la verifica degli accordi sottoscritti al momento dell’acquisizione.

Nella nota, i lavoratori mettono al centro la necessità di concentrare le attenzioni sul sito produttivo di San Gemini: “Della manutenzione mirata da noi chiesta più volte per mantenere efficienti impianti non più giovanissimi, seppur ancora in grado di garantire volumi produttivi più elevati di quelli attuali, non c’è stata traccia e non c’è la volontà di attingere ai fondi dell’Area di crisi complessa perché legati al mantenimento occupazionale”.  Il paragone è con gli investimenti fatti sui siti Gaudianello  (32,8 milioni) e Norda (24 milioni).

“Non si può tacere- scrivono- sull’assoluta mancanza di una programmazione di medio-lungo periodo in grado di offrire quelle prospettive di sviluppo e crescita che in un settore come quello delle acque minerali, è l’unica garanzia vera di un impegno volto alla valorizzazione del marchio e in assenza della quale, invece, le prospettive sono quelle di un progressivo declino”. Ancora una volta, la preoccupazione che emerge è legata alla figura dell’Ast Arturo Ferrucci, nuovo capo del personale con fama ‘ tagliatore di teste’: “Temiamo di doverci confrontare con questa prospettiva a settembre, quando vrebbe finalmente essere esplicitato il nuovo piano industriale per i siti Sangemini e Amerino. Un piano, peraltro, che dovrebbe essere reso operativo in assenza di un direttore industriale valido, nel ruolo che attualmente non è ricoperto da nessuno”.

Progetti. I lavoratori sottolineano come l’azienda non abbia reintegrato i 36 lavoratori espulsi dopo la fine della line Fruit “Mentre per tutti i 92 che attualmente sono impiegati è in vigore l’accordo che prevede, garantendo alla proprietà un risparmio di circa 700 mila euro l’anno, il ricorso alla cassa integrazione per una settimana al mese. E anche qui ci sarebbe da discutere”. E ancora: “Nel 2014, aera stato assunto un impegno formale: portare la produzione dei siti Sangemini e Amerino entro il 2018 a 250 milioni di pezzi. Ebbene, tale risultato non sarà nemmeno avvicinato perché le proiezioni ci portano a pensare che si possa arrivare a circa 160 milioni. Come nulla è stato fatto, ad esempio, per la creazione di una linea-vetro sbandierata dalla proprietà più volte e con cui mettere Sangemini in condizione di aggredire il mercato Horeca (hotellerie-restaurant-cafè) e riposizionare in maniera adeguata quello che resta il marchio di maggior prestito di cui dispone AMI. Come pure appare sempre più evidente il disimpegno nei confronti del marchio Fabia Aura Amerino, solo in parte compensato dalla confermata attenzione per Grazia, e la preoccupante mancanza di un piano commerciale in grado di aprire nuovi canali di distribuzione. Chiediamo con forza una presa di posizione unitaria al fine di chiamare la proprietà di un bene prezioso per il Pil regionale, oltre che per la collettività, ad un’assunzione chiara di responsabilità e soprattutto a quegli impegni finora clamorosamente disattesi”

Grimani: impegno in prima persona per incontro. Su tutti questi temi arriva una prima risposta diretta del senatore Pd Leonardo Grimani, anche sindaco di San Gemini, il quale in una nota annuncia  che si farà carico personalmente della richiesta di incontro con i vertici del gruppo. La linea unitaria chiesta dai lavoratori, verso un incontro, sembra delinearsi, visto che altre forze si erano espresse in tal senso.

In questo senso, il senatore dem risponde al M5S che in una precedente nota parlava di ‘silenzio assordante delle istituzioni’: “Chi fra le forze politiche parla di ‘silenzio istituzionale’ mente- dice Grimani – la vicenda della Sangemini è stata oggetto di due incontri in Regione e di uno con le Rsu nel comune interessato, ai quali ero presente. Questi incontri sono serviti per avviare un percorso condiviso che dovrà ora necessariamente passare da un incontro con la proprietà, al fine di mettere a fuoco a che punto sono gli obiettivi annunciati nel 2014

LEGGI: Sangemini, M5S: “Silenzio assordante delle istituzioni”

Grimani però prende le distanze da chi paventa una crisi: “Acqua Sangemini è una realtà produttiva che funziona e con un serio piano industriale, può diventare uno dei punti chiave per il rilancio dell’economia del territorio. Le preoccupazioni per il futuro sono lecite e giustificate, ma è bene ricordare che proprio per quanto detto sopra, sinora la famiglia Pessina non ha prospettato né l’eventualità di una crisi, né di tagli all’organico, che oggi conta circa 90 lavoratori. Bisogna però avere chiaro il piano industriale per i prossimi anni ed è su questo che personalmente continuerò ad insistere. Avere chiarezza sugli obiettivi e sui traguardi consentirebbe di dare certezze e serenità ai lavoratori ed allo stesso tempo di poter valutare chiaramente e senza incertezze quale percorso viene delineato. Nel piano devono essere essere indicati anche eventuali investimenti tecnologici, che sono un aspetto sempre positivo, purché vengano inseriti in un quadro di fermezza dal punto di vista occupazionale”

E conclude: “Il marchio ‘Sangemini’ è ormai consolidato a livello nazionale come una delle eccellenze nel campo delle acque minerali. Auspico che la famiglia Pessina, partendo dai risultati che questo sta ottenendo, possa proporre un piano di rilancio e di sviluppo anche per i brand secondari, specialmente ‘Fabia’, i quali- ciascuno con la propria specificità- hanno le potenzialità per diventare a loro volta dei punti di riferimento nazionale”.

Tags:

Ti Potrebbe anche Piacere