CARICAMENTO

Scrivi per cercare

Accordo TK-Tata, i sindacati: “Riaprire tavolo istituzionale per il futuro della fabbrica”. Spuntano le prime ipotesi sull’acquirente di Ast

Economia ed Imprese EVIDENZA Cronaca e Attualità Terni Extra

Accordo TK-Tata, i sindacati: “Riaprire tavolo istituzionale per il futuro della fabbrica”. Spuntano le prime ipotesi sull’acquirente di Ast

Redazione economia
Condividi

TERNI – La firma dell’accordo fra Ast Thyssenkrupp e Tata Steel che farà del gruppo il secondo in europa per la produzione di acciaio al carbonio, come era prevedibile, ha suscitato reazioni preoccupate da parte dei sindacati, in relazione al sito ternano che è escluso da questa joint venture e sarà messo in vendita.

Leggi: Firmato accordo fra Thyssenkrupp e Tata Steel

La nota dei sindacati Le segreterie provinciali di Fiom Cgil, Fim Cisl, Uil, Ugl e Fismic, in una nota chiamano in causa le istituzioni:

“È di queste ore la notizia ufficiale della conclusione delle trattative tra Thyssen Krupp e Tata Steel rispetto all’ormai annunciata joint venture tra le due società, che darà vita al nuovo colosso di produzione degli acciai al carbonio nel panorama dei competitor mondiali.
Suddetta operazione, in coerenza con quanto annunciato da Thyssen Krupp rispetto alle strategie industriali e produttive, evidenzia il cambiamento in corso rispetto agli assetti futuri dei player mondiali nel panorama delle produzioni di acciaio.
Come organizzazioni sindacali, ribadendo che non siamo sorpresi da quanto si sta determinando, riteniamo doveroso esprimere la nostra preoccupazione rispetto al futuro prossimo del sito di Terni.
Consapevoli che Ast di Terni non fa parte, al momento, della joint venture, ricordiamo a tutti che Ast di Terni è ufficialmente in vendita da parte della Thyssen Krupp, la quale, in tempi non sospetti, ha ufficialmente dichiarato di voler uscire dalla produzione degli acciai speciali.
A maggior ragione oggi è necessario, a nostro avviso, riaccendere l’attenzione rispetto al futuro del sito ternano in quanto in quanto è rimasto l’unico stabilimento produttivo di proprietà esclusivamente Thyssen Krupp e che, con molta probabilità, vedrà un cambio societario nei mesi avvenire in quanto le dichiarazioni della proprietà tedesca hanno sempre registrato una coerenza nei fatti.
Riteniamo questa situazione, come detto più volte, preoccupante rispetto all’indeterminatezza sugli assetti societari e ancor più preoccupante rispetto alle future strategie industriali per lo stabilimento ternano.
Per queste ragioni come organizzazioni sindacali chiederemo un confronto alle istituzioni regionali e locali per condividere in modo più esaustivo le preoccupazioni e riattivare velocemente il tavolo governativo, sospeso per le note vicende elettorali degli scorsi mesi, al fine di fare luce sul futuro del sito ternano con l’obiettivo di difendere una produzione strategica per il Paese. 
Terni, il suo stabilimento, i lavoratori e una intera comunità hanno già troppe volte e con costi troppo alti pagato i prezzi di passaggi societari e ristrutturazioni”.

Indiscrezioni sulla vendita Ast Intanto, da ambienti sindacali e dagli addetti ai lavori, trapela qualche (pare fondata) indiscrezione sul profilo del possibile acquirente dell’intera Buiness Units di Material Services di Tk, all’interno della quale è inserito lo stabilimento di viale Brin. Secondo i bene informati, infatti, è assai plausibile, dopo l’accordo ufficiale tra Tk e Tata, l’accelerazione anche sulla “sistemazione” di qualche altro pezzo del colosso siderurgico tedesco, a cominciare dalla cessione della stessa Ast di cui, del resto, si parla da tempo, anche formalmente. Non è di molto tempo fa la dichiarazione del numero uno di Tk, Hiesinger, in cui si conferma l’intenzione di cedere il sito ternano. Ecco allora che spunta il nome dell’azienda tedesca Kloeckner, una realtà molto importante e nota nel comparto della commercializzazione internazionale dell’acciaio, già cliente di Ast. Vedremo.

Usb Sulla vicenda interviene anche l’Usb di Terni: “Lo scenario della fusione tra Tk e Tata Steel e l’annuncio di Hiesinger nel novembre scorso circa la vendita di Ast, rafforza e conferma tutti i limiti dell’accordo firmato nel 2014, mentre si sta ancora attendendo veda la luce il grande progetto di recupero scorie. A poche ore dalla notizia dell’avvenuta joint-venture, è cominciato il rimbalzo di voci circa i possibili acquirenti dell’intera Business Units di Material Services della TK, all’interno della quale è inserito lo stabilimento di viale Brin. L’Usb non accetterà mai che Terni continui ad essere vittima degli interessi tedeschi e si opporrà con forza e determinazione ad ulteriori scelte scellerate che comporteranno altri ridimensionamenti del sito siderurgico ternano. Il contesto globale vede una riorganizzazione mondiale delle produzioni siderurgiche che impone delle scelte completamente diverse da quelle assunte in passato. In questo scenariodeve essere fortemente messo in discussione il ruolo dell’Unione Europea, vero attore della riorganizzazione su scala continentale del settore siderurgico e che tende con evidenza a privilegiare il centro economico tedesco a discapito delle periferie produttive, come l’Italia. Per questo l’Usb ha da sempre denunciato le politiche dei vari governi che si sono succeduti dal 2013 fino ad oggi che non sono stati in grado di mettere in campo strategie per difendere il sito di Terni, unico produttore nazionale di acciaio inossidabile. Come organizzazione sindacale ci attiveremo immediatamente, coinvolgendo le Istituzioni locali a partire dal neosindaco di Terni, per richiedere l’apertura di un tavolo ministeriale, poiché Ast Terni deve diventare immediatamente una questione nazionale. Solo una politica di nazionalizzazione del comparto siderurgico potrà garantire il futuro degli stabilimenti siderurgici italiani. Non vorremmo che eventi come quelli del 2004che portarono alla perdita della produzione nazionale del lamierino magnetico possano riguardare ancora il futuro del sito ternano. Pertanto, come Usb non accetteremo mai accordi al ribasso e la mancata sottoscrizione dell’ipotesi di accordo del Premio di risultato ne è un’ulteriore riprova”.

Tags:

Ti Potrebbe anche Piacere