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Accelerazione in Ast, Marini chiama i sindacati e Latini e scrive a Di Maio

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Accelerazione in Ast, Marini chiama i sindacati e Latini e scrive a Di Maio

Andrea Giuli
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Ingresso AST e bandiere

PERUGIA/TERNI – Accelerazioni in casa Tk-Ast, sotto molteplici aspetti. E la partita (eterna) della sorte della storica acciaieria ternana torna prepotentemente al centro del dibattito politico e sindacale.

L’iniziativa della governatrice I sindacati avevano invocato nelle ore scorse l’intervento delle istituzioni regionali. E la Regione, nella persona della presidente Marini, non si è fatta pregare: “L’avvenuta fusione dei due gruppi Tata e TK – scrive in una nota ufficiale la presidente della Regione – richiede un’attenta considerazione e valutazione circa le prospettive del sito siderurgico di Terni e le possibili implicazioni ed evoluzioni che si determineranno in termini di competitività e strategicità del sito stesso”.

La presidente della Regione, Catiuscia Marini

La presidente della Regione, Catiuscia Marini

Convocati sindacati e il sindaco di Terni Per questi motivi, la stessa Catiuscia Marini ha convocato per lunedì prossimo, 9 luglio, alle ore 13, a palazzo Donini a Perugia, un incontro al quale sono stati invitati il presidente della Provincia ed il sindaco di Terni, Lattanzi e Latini, i rappresentanti regionali, provinciali confederali, di stabilimento e di categoria delle organizzazioni sindacali interessate. Sarà presente, insieme alla presidente Marini, anche il vicepresidente Paparelli.

La lettera della Marini a Di Maio Nel frattempo, la presidente Marini ha anche inviato una lettera al ministro dello sviluppo economico, Luigi Di Maio, con la quale si richiede un incontro urgente, “al fine di valutare tutte le iniziative istituzionali utili a definire un percorso in grado di garantire competitività alle acciaierie e all’intero sistema produttivo dell’area. Come noto, nel mese di settembre del 2017 fra la Tata e la TK, è stato sottoscritto un memorandum relativo alla fusione delle attività europee dei due gruppi nel settore dell’acciaio, escludendo le attività della Material Services, business unit di Thyssen Krupp, tra cui la controllata italiana Ast. Il completamento del percorso di fusione intervenuto nei giorni scorsi determina con tutta evidenza un nuovo scenario rispetto agli assetti europei nella produzione dell’acciaio e richiede una attenta considerazione e valutazione delle prospettive di Ast e del sito siderurgico di Terni p, anche alla luce dei contenuti dell’accordo sottoscritto presso il Ministero dello Sviluppo economico il 3 dicembre 2014 ed alle possibili implicazioni ed evoluzioni che si determineranno in termini di competitività e strategicità del sito stesso. In questa delicata fase occorre dare seguito al piano di rilancio industriale, scongiurando qualsiasi ipotesi di ridimensionamento delle acciaierie di Terni, del loro ruolo strategico nazionale ed internazionale, nel settore della produzione degli acciai speciali a vantaggio di altre realtà produttive europee e mondiali”.

Nevi Si fa vivo sulla questione anche il parlamentare ternano di FI, Raffaele Nevi: “Il ministro Di Maio deve prendere in mano, insieme alla presidenza del Consiglio, come si fece ai tempi del Governo Berlusconi, il dossier sull’acciaieria di Terni. Essa vive una fase di incertezza rispetto al futuro assetto dell’azionista di riferimento, la tedesca Thyssen-Krupp. Le ultime notizie sulla definizione della fusione tra Thyssen e Tata, da cui Ast è stata esclusa, e la più volte annunciata volontà di vendere il sito ternano, impongono che il Ministro convochi immediatamente la proprietà per avere un quadro chiaro relativamente al futuro di questo impianto che, insieme a Taranto e Brescia, rappresentano i poli produttivi di acciaio del nostro Paese. Se poi il ministro, come ha annunciato, intende coinvolgere anche noi parlamentari noi saremo pronti purché tutto ciò però non sia l’ennesimo show di un ministro. Quello che conta è avere certezze sul futuro, non fare inutili passerelle”.

Grimani e Ginetti Anche i neoparlamentari umbri del Pd, Leonardo Grimani e Nadia Ginetti, dicono la loro in merito, anche mediante una interrogazione al ministro competente: “La recente fusione tra Tata e Tk pone numerosi interrogativi sul futuro di Ast e della siderurgia ternana ed è necessario che il governo metta da parte la propaganda e sia in campo per sostenere la strategicità delle produzioni italiane dell’acciaio. La notizia, insieme alle affermazioni rese lo scorso novembre dal Ceo di Thyssenkrupp Hiesinger circa il disimpegno di Thyssenkrupp nei confronti della produzione di acciaio Inox, con la conseguenza che Ast rappresenterebbe semplicemente un asset in vendita, confermate ora con l’esclusione degli stabilimenti ternani dalla joint venture con Tata, ci ha spinti a richiedere un intervento del governo a tutela della continuità produttiva e dei livelli occupazionali, scongiurando iniziative imprenditoriali estemporanee e favorendo, invece, il coinvolgimento dei lavoratori e delle loro rappresentanze sindacali, le forze sociali e le istituzioni a tutti i livelli. Quello che ci interessa capire è quali siano le intenzioni del governo per assicurare che i futuri assetti proprietari consentano di proiettare nel futuro questo sito industriale strategico per l’intero Paese e se, in particolare, il governo sia disponibile ad un confronto con le istituzioni e le parti sociali per individuare e attuare le politiche industriali più idonee a consolidare e sviluppare il settore siderurgico in Italia e in Umbria, a partire dalle specifiche caratteristiche produttive del sito ternano. Il territorio presenta problematiche complesse che impongono ai rappresentanti del governo di uscire dalla fase degli annunci di propaganda per accedere alla complessa azione quotidiana del governo dei problemi”.

Ferranti Interviene sulla vicenda anche il rieletto consigliere comunale di FI, Ferranti: “Dopo la fusione tra Tk e Tata Steel, nonché le annunciate dimissioni del ceo di Tk, Hiesinger, è comprensibile che a Terni e in Umbria si sia generato allarmismo, che negli ambienti connessi alle nostre acciaierie e tra le rappresentanze sindacali vi sia preoccupazione, anche alla luce delle precedenti esperienze. Ritengo sia necessario che le istituzioni locali, ad iniziare dal Comune e dalla Regione, monitorino L’evoluzione di questa fusione industriale e che congiuntamente richiedano al governo nazionale, in modo particolare al ministro Di Maio, di intervenire e avere da parte della proprietà chiarezza sulla vicenda e sul futuro che riguarderà Ast , visto che il sito ternano appare escluso dalle dinamiche di questa fusione. Mi attiverò affinché nell’immediato futuro il consiglio comunale discuta in merito a questi scenari, anche confrontandosi con le rappresentanze sindacali ternane”.

 

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Andrea Giuli
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