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Aborto farmacologico, Tesei difende la delibera ma la polemica monta

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Aborto farmacologico, Tesei difende la delibera ma la polemica monta

Redazione politica
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Pillola abortiva
Pillola abortiva

PERUGIA – La polemica è servita e si colora di scontro politico anche a livello nazionale. I fatti: la delibera voluta dalla Regione ripristina l’obbligo di un ricovero ospedaliero di almeno tre giorni per le donne intenzionate a sottoporsi a un’interruzione volontaria di gravidanza. Una scelta quella fatta da Palazzo Donini che di fatto vietato la possibilità di ricorrere alla pillola RU486 in regime di ricovero in day hospital, introdotta dall’ex ‘governatrice Catiuscia Marini nel 2018, e scatenato la reazione delle opposizioni e dei diverse associazioni. La presidente Tesei scende subito in campo e difende la scelta “Non è assolutamente un passo indietro – ha detto in un’intervista al Corriere della Sera -. La libertà di una scelta sofferta, come quella dell’aborto, rimane. Ma c’è una maggiore tutela per la salute della donna. Ho applicato la legge nazionale non per togliere un diritto delle donne. Al contrario, da avvocato impegnata nella tutela dei diritti individuali penso che abbiamo aggiunto la garanzia di poter abortire in sicurezza. Siccome i rischi ci sono e sono evidenti, incidenti di percorso ci possono essere e ci sono stati”. Parole che però non fermano la polemica

Speranza Roberto Speranza, ministro della Salute, scende in campo e chiede un nuovo parere al Consiglio Superiore di Sanità, alla luce delle più recenti evidenze scientifiche, “in merito alla interruzione volontaria di gravidanza con il metodo farmacologico”.

Pd e M5S Attaccano a testa bassa anche Pd e M5s che parlano di “un atto grave, che renderà ancor più difficile la vita delle donne e la loro autodeterminazione”. Walter Verini, deputato del Pd e commissario del partito in Umbria, va giù duro: “E’ una cambiale che la presidente Tesei paga alle forze più oscurantiste che l’hanno sostenuta e la sostengono. Altro che tutela della salute: la verità è che sono forze che non si rassegnano all’idea di una società nella quale le donne possano scegliere”.

Saviano  Scende in campo anche lo scrittore e giornalista Roberto Saviano: “Decisione gravissima, irrazionale e irrispettosa – scrive l’autore di ‘Gomorra’ -. Pillola abortiva e pillola del giorno dopo (contraccezione d’emergenza) significano civiltà e rispetto per le donne e per il diritto inalienabile a decidere della propria vita. L’accesso deve essere facilitato, non ostacolato: da questo si misura il grado di civiltà di un Paese”.

Marini Nella polemica entra, con un post su Facebook, anche l’ex presidente della Regione, Catiuscia Marini: Le donne non sono oggetti da dominare ma sono persone libere di pensare e decidere – scrive l’ex governatrice sui social -. Non si può imporre una prestazione sanitaria in forma vessatoria con obbligo di 3 giorni di ricovero ospedaliero quando la prestazione può avvenire di norma in regime di day hospital, per altro producendo un costo inappropriato al SSN . La decisione organizzativa deve essere la più appropriata da parte delle aziende sanitarie e l’organo politico può solo occuparsi di programmazione”.

La Cgil “La decisione presa dalla Regione Umbria di ricoverare per tre giorni chi ricorre alla interruzione farmacologica di gravidanza riporta indietro nel tempo conquiste dovute alle lotte delle donne, che hanno fatto sì che diverse regioni deliberassero l’intervento in day hospital, ritenendo inadeguate le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità del 2010, recepite dal Ministero della Salute, che prevedono, appunto, il ricovero di tre giorni”. È quanto si legge in una nota della Cgil nazionale. “Nonostante le affermazioni della Presidente della Regione – si spiega – il ricovero potrà comportare, in questo periodo di criticità dovuto all’emergenza Covid, un ulteriore aggravio organizzativo e di costi per le strutture ospedaliere, e aumentare il rischio di contagio”. “Per questo – prosegue la Confederazione – apprezziamo il fatto che il Ministro Speranza abbia chiesto un nuovo parere all’ISS. Ma non basta: il Ministro deve assumere una decisione politica che renda esigibile il diritto a tutte le donne, ricorrendo alle pratiche meno invasive e meno lesive del diritto di scelta e della privacy. Chiediamo al Ministro – si legge in conclusione – di garantire non solo l’applicazione della 194, ma il diritto delle donne all’autodeterminazione, prendendo anche esempio dai tanti paesi europei per la definizione dell’utilizzo della pillola RU486 nelle nove settimane”.

Favorevoli Di tutt’altro tenore  i toni del ‘Movimenti per la Vita e dei Centri di Aiuto alla Vita’: “La pandemia che ci ha colpiti rischia di peggiorare la situazione demografica già grave dell’Italia e della nostra Umbria – si legge in una nota – diventare genitori sembra ormai una opportunità per pochi, considerato anche il peso, adesso, della crisi economica prodotta da Covid-19 sui giovani e sulle famiglie. Apprezziamo e condividiamo le nuove indicazioni sull’aborto farmacologico dell’amministrazione Tesei, a cui chiediamo di destinare un fondo specifico in sostegno alle maternità difficili, a quelle donne che chiedono di essere sostenute nel portare avanti la loro gravidanza, ma che si trovano in difficoltà”. Ma la polemica sembra destinata a continuare.

 

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