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Aborto farmacologico, niente ricovero obbligatorio: è scontro. Tesei: “Ci adegueremo”

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Aborto farmacologico, niente ricovero obbligatorio: è scontro. Tesei: “Ci adegueremo”

Redazione
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La presidente Tesei
La presidente Tesei

PERUGIA  – Il parere del Consiglio superiore di sanità fatto pervenire al ministro Roberto Speranza, non lascia spazio a dubbi: niente ricovero obbligatorio per la donna che lo richiede e allungamento del periodo di somministrazione del farmaco abortivo, Ru486, che passa da sette a nove settimane. Secondo la ricostruzione fatta da alcuni quotidiani nazionali ora dovrebbe esserci l’aggiornamento formale delle linee guida a seguito delle indicazioni del Css secondo cui, a distanza di dieci anni, l’aborto farmacologico può essere prescritto in sicurezza anche in ambulatorio.

Passo indietro La giunta regionale, tra non poche polemiche il10 giugno scorso, aveva emanato una delibera per tornare al ricovero per somministrare la Ru486: ora con la decisione del Consiglio superiore di sanità molto probabilmente la presidente Tesei è costretta a fare in passo indietro: “Rispetteremo la decisione con correttezza e ci adegueremo.Abbiamo già chiesto al ministro Speranza i avere il parere del Consiglio superiore di sanità nonchè  le indicazioni su tempistiche e contenuti delle direttive ministeriali di adozione del provvedimento, così come annunciato dal ministro”. E aggiunge: “Come già detto qualche mese fa, al di là delle polemiche il fulcro della questione rimangono la tutela della salute delle donne, la loro autodeterminazione e la necessità di una linea comune scientifica”.

Reazioni Ma, ovviamente, arrivano reazioni e polemiche. Il consigliere regionale Thomas De Luca sottolinea come “l’aborto farmacologico è sicuro, va fatto in day hospital, nelle strutture pubbliche e private convenzionate, e le donne possono tornare a casa mezz’ora dopo aver assunto il medicinale: un parere univoco dopo che in Umbria, con un blitz ideologico  oscurantista, la Lega aveva tentato di  comprimere e limitare fortemente i diritti delle donne. Tesei non deve perdere tempo e adeguarsi alle disposizioni regionali emanate, riportando l’Umbria nel 2020. Poi chieda scusa”.

Il Pd Duro il commento del gruppo consiliare del Pd in Regione: “Il consiglio superiore di Sanità prima e il ministero della Salute poi – si legge in una nota – mettono i paletti ad una destra oscurantista che ha provato a riportare l’Umbria indietro di cinquant’anni. È necessario che, dopo aver scatenato una sollevazione popolare e dopo essere andati incontro ad una sonora bocciatura della comunità medica, la presidente Tesei, l’assessore Coletto e il loro consigliere sul tema, il senatore Pillon, chiedano scusa alle donne e all’Umbria. Chi ha lottato per i diritti delle donne e la libertà di scelta stava dalla parte giusta. Hanno cancellato con tanta fretta un diritto che ora va subito ripristinato. La presidente Tesei – concludono – convochi subito la Giunta e cancelli la delibera della vergogna”. Per il deputato umbro del Pd Walter  Verini, invece “le nuove linee guida del Ministero della Sanità in materia di interruzione di gravidanza e RU 486 in day hospital sono una risposta civile e moderna che spazza via ogni concezione medievale del ruolo delle donne e ogni tentativo di rimettere indietro le lancette dell’orologio della storia: ci aspettiamo che Tesei chieda scusa alle donne, convochi immediatamente la giunta, revochi quella pessima delibera che non doveva essere adottata e garantisca la piena applicazione di una legge come la 194, in tutte le sue parti”.

Pavanelli “Le nuove linee guida sull’aborto farmacologico mettono nero su bianco che la pillola abortiva RU486 può essere usata in day hospital fino alla nona settimana di gravidanza”. Lo ha riferito la senatrice umbra del M5S Emma Pavanelli che due mesi fa aveva portato la questione in Senato, con un intervento in aula a Palazzo Madama.“Si tratta di un traguardo importante per le donne che si trovano a dover ricorrere a un’interruzione di gravidanza. La legge 194 è una legge di civiltà e deve essere applicata fino in fondo. Mi auguro che la presidente della Regione Umbria Tesei che a giugno, in piena emergenza Covid-19, aveva obbligato le donne al ricovero, anche per abortire in modo farmacologico, faccia subito un passo indietro e ritiri la delibera. Solo passi in avanti per i diritti delle donne, mai più passi indietro”.

Articolo 1. ” “L’aborto farmacologico è sicuro – recitano le nuove linee guida – Va fatto in day hospital, nelle strutture pubbliche e private convenzionate, e le donne possono tornare a casa mezz’ora dopo aver assunto il medicinale L’italia si avvicina così ai paesi europei più avanzati invece di tornare indietro sui diritti di autodeterminazione delle donne come, al contrario, vorrebbero la Lega e i suoi rappresentanti istituzionali. Articolo 1 plaude a questo risultato importante avendo lavorato attraverso i canali preposti, continuerà a difendere i diritti acquisiti e a lavorare per ottenere la parità di genere, la difesa delle donne e dei valori fondanti della sinistra riformista e progressista.  “Chiediamo, pertanto, l’immediato ritiro della  delibera della Giunta Tesei e il conseguente adeguamento alle linee guida nazionali, auspicando che per ciò che concerne le politiche di genere, si realizzi un radicale cambiamento nelle decisioni e l’avvio di un confronto con le parti sociali, associazioni e rappresentanti umbre che da anni lavorano e si impegnano sul territorio”.

Popolo della Famiglia: “L’aborto è sempre una sconfitta, da qualsiasi angolazione lo si guardi, sia dal punto di vista della vita, sia dal punto di vista culturale. E oggi ne possiamo constatare le drammatiche conseguenze con le nascite ai minimi storici. Consegnare però le donne ad un percorso di interruzione volontaria di gravidanza a chilometri zero, addirittura in casa, senza adeguato monitoraggio o controllo, è un altro passo verso l’autodistruzione del valore della maternità e, soprattutto, della vita stessa”, ha dichiarato Saimir Zmali Coordinatore regionale del PdF Umbria .

La Cgil “Sono passati tanti anni da quando abbiamo iniziato la battaglia per la Ru486, in Umbria come nel resto del Paese. Oggi, anche grazie alla straordinaria mobilitazione partita da Perugia, possiamo incassare un primo importante risultato, ma il nostro impegno continuerà fino alla piena applicazione della legge 194”. Così in una nota Barbara Mischianti, segretaria regionale della Cgil dell’Umbria, commenta l’annuncio da parte del ministro Roberto Speranza. “Ora la Regione Umbria deve immediatamente cancellare la delibera liberticida che costringe le donne al ricovero di tre giorni e provvedere ad applicare le direttive che arrivano dal Consiglio superiore di sanità – continua Mischianti – ma questo da solo non è sufficiente. C’è bisogno di potenziare i consultori e i servizi territoriali, di garantire contraccezione gratuita (come prevista dalla legge 194), così come di regolare il fenomeno dell’obiezione di coscienza dei medici, per far sì che un giusto intervento normativo non resti solo sulla carta”.
Rete Umbra per l’autodeterminazione. Così la Rete Umbra per l’autodeterminazione, che aveva promosso il flashmob a Perugia contro la delibera regionale: “Oggi ci svegliamo con questa bella notizia che vogliamo condividere con tutte voi amiche, sorelle, compagne che siete scese in piazza, voi che per anni avete chiesto la somministrazione dell’RU486 in day hospital, voi che non avete fatto un passo indietro! Che questa vittoria sia un nuovo inizio perché noi vogliamo tutto! Contraccezione gratuita, consultori nei territori, educazione sessuale ed affettiva nelle scuole. Libere di scegliere, sempre e ovunque”.
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