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A Perugia un convegno per ricordare Valentino Martinelli

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A Perugia un convegno per ricordare Valentino Martinelli

Redazione cultura
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Una mostra alla Galleria nazionale dell'Umbria
Una mostra alla Galleria nazionale dell'Umbria

PERUGIA – Si terrà oggi (26 marzo) alle ore 17.00 alla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia un incontro organizzato dal Comune di Perugia, dall’Università degli Studi di Perugia e dalla Galleria Nazionale dell’Umbria per ricordare, a venti anni dalla scomparsa Valentino Martinelli, studioso e collezionista d’arte che ha voluto legare il suo nome al capoluogo umbro attraverso un’importantissima azione di mecenatismo culturale: la cessione, per sua precisa volontà, di una scelta e raffinata collezione d’arte costituita da 112 pezzi tra dipinti, sculture, incisioni e disegni rappresentativi di uno spaccato artistico, quello della Roma barocca, molto amato e studiato dallo stesso Martinelli. La Prestigiosa collezione fu esposta al Museo Civico di Palazzo della Penna, dove è rimasta per diversi anni fino al suo collocamento in comodato gratuito in Galleria Nazionale (2015) insieme alle opere di proprietà della moglie del professore, Signora Francesca Galante.

Personaggio di primo piano della cultura artistica italiana degli anni sessanta-settanta, critico militante, più volte commissario della Quadriennale di Roma, presidente della commissione per le arti figurative della Biennale di Venezia, studioso della Scuola Romana, ma soprattutto di Gian Lorenzo Bernini e del “berninismo”, Martinelli ha ricoperto la cattedra di Storia dell’Arte Medioevale e Moderna nell’Università degli Studi di Perugia per tredici anni, dal 1962 al 1975. Nel periodo trascorso a Perugia, dove, oltre a formare una nutrita schiera di allievi, dedicò tempo e passione a valorizzare aspetti poco noti dell’arte umbra, si occupò anche di un’importantissima battaglia culturale: il problema della conservazione all’aperto del grifo e del leone bronzei appena restaurati dall’Istituto Centrale per il Restauro di Roma. Cesare Brandi dalle pagine del Corriere della Sera intervenne per ben tre volte, tra il 1972 e il 1973, sulla spinosa questione riconoscendo a Martinelli il merito di aver convocato a Perugia i “massimi livelli” nazionali per affrontare un argomento di scottante attualità. Nella primavera del 1973, sotto l’egida sapiente del cattedratico perugino, si alternarono a parlare, in un’ affollatissima aula magna della Facoltà di Lettere e Filosofia, storici dell’arte, archeologi, scienziati, esponenti di vertice del Ministero dei Beni Culturali, rappresentanti delle istituzioni cittadine. Ne scaturì un acceso confronto che vide contrapposto il partito degli addetti ai lavori (restauratori, tecnologi del bronzo, storici dell’arte), favorevoli a ricoverare le statue all’interno del palazzo dei priori, e il partito dei nostalgici (in larga parte amministratori cittadini), propensi a ricollocare i due “bronzi-totem” all’esterno del palazzo, nonostante le fondate preoccupazioni degli scienziati e degli esperti di metallurgia che annunciavano, senza mezzi termini, il rischio di un progressivo disfacimento della materia per effetto del cosiddetto “cancro del bronzo”. La soluzione finale, che vide soccombere il partito dei nostalgici, portò alla sostituzione degli originali con delle copie, non tuttavia alla loro musealizzazione come auspicato dallo stesso Brandi che si espresse in questi termini: “Vadano dunque i due capolavori a raggiungere, nella Pinacoteca di Perugia, i marmi di Arnolfo per la fonte ‘al piede della Piazza Maggiore” in cui stettero, come seconda collocazione, e da cui furono rimossi nel 1301, all’atto dello smembramento della fonte stessa. La pinacoteca è nel Palazzo dei Priori: i due animali emblematici si troverebbero dunque al di sopra di un piano rispetto all’ultima collocazione”. Il merito di Martinelli, che di lì a poco fu chiamato a ricoprire la cattedra di Storia dell’Arte Moderna all’Università di Roma, fu quello, notevolissimo, di aver aperto con questo dibattito, che divenne pietra miliare per la storia della conservazione dei bronzi all’aperto, la strada ad analoghe operazioni: ricorderemo, tanto per citare casi famosi, i Cavalli di Venezia (1981) e il Marco Aurelio Capitolino (1996).

(foto di repertorio)

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